L’aborto è l’uccisione di un essere umano nella prima fase della vita, quindi un “omicidio” o meglio un “figlicidio materno”, poiché la madre, la prima responsabile dell’incolumità del feto, è colei che richiede questo atto. Inoltre, l’interruzione volontaria della gravidanza, autorizzata e tutelata da una opinabile normativa, evidenzia che “la forza” prevale sui “diritti” di chi non ha voce essendo piccolo e indifeso.

A livello planetario è in corso un agguerrito combattimento nei confronti della vita, soprattutto quella nascente, attuata sia da alcuni Paesi che da Organizzazioni e Fondazioni filantropiche.

Per quanto riguarda i Paesi, tra i molti, sono emblematici tre casi.

Cina. Negli anni ’80 del XX secolo, le autorità cinesi, imposero il “Programma di Controllo delle Nascite” che obbligava il “figlio unico”. Ciò provocò un catastrofico divario tra la popolazione in età produttiva e quella in età avanzata. Di fronte ad un probabile collasso del sistema economico, nel 2018, la “pianificazione familiare” uscì definitivamente dalle competenze del Partito Comunista.

India. Il report del governo indica che milioni di bambine, ogni anno, sono abortite o abbandonate dopo la nascita. Ciò mostra che le piccole sono anche oggi ritenute una “maledizione” per le famiglie e sono generate fino a quando non nasce il figlio maschio.

In Islanda, non nasceranno più bambini affetti dalla Sindrome di Down. Nel 2017, in un Paese di circa 400mila abitanti, sono stati partoriti solo 2 bambini con Trisomia 21. Le donne furono costrette ad abortire quando scoprivano che il feto era down.

Per quanto riguarda le Agenzie e le Fondazioni filantropiche, l’ONU con le sue Agenzie, è il capofila della “battaglia”, non sprecando occasione per inserire “il diritto all’aborto” in Convenzioni o in Direttive che sono sempre ampie giustificazioni per indurre a legiferare sull’argomento.

E come scordare “il ricatto” ai Paesi del Terzo Mondo? Molti, esigono come ricompensa a sussidi economici, la pianificazione di politiche familiari che comprendano contraccezione e aborto. Consapevolezza espressa anche da Papa Francesco: “non mancano pressioni internazionali sui Paesi in via di sviluppo che condizionano gli aiuti economici a determinate politiche di ‘salute riproduttiva’ ”. Una metodologia ritenuta da Papa Francesco retrograda: “non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana”.

Per quanto riguarda i “numeri”, ogni anno nel mondo sono praticati circa 56 milioni di aborti; in Europa questo crimine è “consumato” ogni 25 secondi, per un totale annuale di un milione e 220 mila. Degna di attenzione è anche la situazione italiana dove in 42 anni si sono superati i 6milioni. Da questa cifra sono esclusi gli aborti clandestini stimati in 15/20mila l’anno, quelli farmacologici mediante la RU486 e quelli che procurano le “Pillole abortive”.

Gian Maria Comolli

Teologo, sociologo e bioeticista

*Foto di Max Grillo