Riportiamo alcuni stralci di una intervista fatta dalla nostra Rivista Chai & Life News ad Anna Bonetti, nota “influencer pro-life” che arriva al cuore di tante persone, soprattutto i giovani.

Come si può essere un efficace influencer per la vita?

Anna Bonetti: “Prima di tutto bisogna presentare un approccio laico alla realtà, poiché l’aborto non è un problema esclusivamente di fede, ma è sopratutto un problema umano. Quindi un consiglio che mi sento di dare, a chi vuole unirsi a noi per diffondere la cultura della vita, è di trasmetterla al di là dei valori della propria religione e di aprirsi anche alle altre culture: le divisioni creano le debolezze, l’unione fa la forza. Non importa chi sei o da dove vieni. Chiunque tu sia puoi fare la differenza, dare il tuo contri-buto per proteggere i non nati; non esiste causa più nobile che battersi in difesa della vita umana innocente”.

Si può essere pro-life e anche piacere ai giovani? O non si è visti di buon occhio?

Anna Bonetti:E’ stata una domanda che mi sono posta per molto tempo, infatti all’inizio avevo timore ad espormi su questi temi, proprio per la paura dei giudizi altrui. Eppure a mia grande sorpresa, mi sono resa conto che in realtà i pro-life sono molti di più di quello che si pensi; non a caso, proprio quando ho iniziato a trattare i temi pro-life su Instagram, i miei followers sono aumentati esponen-zialmente e il mio attivismo mi ha portata a diventare ambasciatrice di Live Action, un movimento globale per i diritti umani, dedicato alla fine dell’aborto e alla costruzione di una cultura della vita, con un seguito online di oltre 4 milioni di followers.
Inoltre, ogni giorno, sui social mi scrivono persone, per la maggioranza miei coetanei, da tutta Italia e da tutto il mondo, che mi confessano di condividere le mie idee. Alcuni dichiarano di non avere il coraggio di esporsi, poiché si sentono imbavagliati dal “politicamente corretto”.
Quello che dico sempre è che non bisogna mai avere paura di dire la verità, anche quando non è facile, perché la soddisfazione che se ne ricava, è impagabile. Infatti spesso mi è capitato di confrontarmi con persone che inizialmente si dichiaravano favorevoli all’aborto e, dopo un confronto con me, mi hanno ringraziata per averli aiutati a riflettere sull’orrore che si nasconde dietro tutto ciò. Non a caso, il grande Carlo Acutis, primo beato dei millennials, diceva che tutti nasciamo come originali, ma molti muoiono come fotocopie. Non nasciamo per piacere a chiunque, ma per fare della nostra vita qualcosa di straor-dinario”.

Hai da poco intrapreso un nuovo percorso professionale. Trovi che questo in qualche modo ti arricchisca? Ha influito sulla tua attività di volontariato?

Anna Bonetti: “Ultimamente ho iniziato a lavorare in una scuola, come educatrice per bambini sordi e amo molto questo lavoro. Mi sta aiutando nella mia crescita personale, in loro proietto la bambina che sono stata; purtroppo, alla loro età, non ho avuto modo di comunicare per mezzo della lingua dei segni con i miei coetanei ed è come se in un certo senso stessi recuperando il tempo perduto, dando agli altri ciò che a me è mancato, ossia il confronto con i propri pari. Penso che questo mi stia arricchendo tanto, poiché seguo bambini sordi che presentano molte difficoltà, anche difficili da gestire, ma quando trovo il canale giusto per comunicare con loro, comprendo che la felicità esiste anche per loro e questa è per me una grande soddisfazione. Il mio lavoro mi aiuta a comprendere come l’eugenetica, insita nella pratica abortiva, la quale molto spesso viene associata alla diagnosi prenatale, (e che permette di scoprire anche la sordità congenita) privi tantissime persone di una vita meravigliosa, che costituisce un dono per sé e per gli altri e quanto ognuno di noi sia unico e speciale nel suo genere.
Perciò la nuova strada che ho intrapreso, mi sprona ancora di più a continuare la mia battaglia in difesa
della vita. Tanto è vero che se abbiamo diritto ad essere inclusi nella società, nessuno può negarci questo diritto prima della nascita”.

Intervista di Marco Scano,

Direttore responsabile di Chai & Life news